La ragazza sul treno: GENTE CHE MI DIVERTE

Ritorno.

Lista delle persone divertenti (almeno per me) che mi capita di incontrare sul treno:

1- La ragazza che incontra una vecchia amica e che inizia a raccontarle vita, morte e resurrezioni di tutte le sue storie amorose, coinvolgendo inavvertitamente tutto il vagone, ma lei, noncurante delle orecchie dritte e attente di sconosciuti, continua perché ha bisogno di parlare per fare chiarezza e soprattutto per timore che l’amica sia inconsapevole degli eventi. “Sei rimasta a quando ci siamo lasciati LA PRIMA VOLTA, ve’?!”

2- L’amica della suddetta che pazientemente e in ascolto più o meno attento si sorbetta tutte le storie che le sta raccontando l’amica ritrovata.
Immagino che stia maledicendo il momento in cui ha deciso di prendere questo treno.

3- Lo studente che si rilassa dopo una giornata in università o un esame e che per la maggior parte del viaggio resta incollato davanti allo schermo del suo telefono.

4- La persona qualsiasi che puntualmente chiede “È occupato?” indicando il sedile vuoto accanto a me.
Ogni tanto vorrei rispondere con un sorriso “Sì, dal mio secondo culo.”

5- Il ragazzo con la felpa degli Slayer decisamente più giovane di me, che mi sorrise e che ferma gli occhi piacenti su di me.
È quello sguardo che soprattutto le donne sanno riconoscere bene, seppur silenzioso parla, un po’ adulante e avvolto da una malizia discreta, tipico di chi sa di essere attraente; è un atteggiamento che mi crea e mi ha creato imbarazzo perché non ho mai saputo come rispondere, quindi abbasso lo sguardo e arrossisco, compiaciuta, come una vecchia gallina.

La ragazza sul treno: SENZA VERGOGNA

Andata.

Davanti a me è seduta una ragazza impegnatissima al telefono.
Il suo sguardo è triste e sta ascoltando dei messaggi vocali, rispondendo con un messaggio di testo.
Man mano che ascolta i suoi occhi si riempono di lacrime.
In quel momento tento in tutti i modi di distogliere l’attenzione per non provocarle imbarazzo, ma lei non sembra imbarazzata, piange senza vergogna, con le lacrime che colano sul viso, senza coprirsi, senza voltarsi.
Incrocia il mio sguardo e vedo che indossa quella tristezza fieramente,  non ne ha paura e condivide con me quell’emozione.
Un senso profondo di vuoto mi avvolge e in quel gioco di occhi negli occhi, che dura pochi secondi, sono io la prima ad abbassare lo sguardo.
L’angoscia, come la felicità, è contagiosa.

La ragazza sul treno: LA FANTASIA

Ritorno.

A volte mi è successo di prendere il taxi per arrivare in stazione, perché a piedi o con i mezzi non avrei fatto in tempo. Fortunatamente sono state poche occasioni, considerando la vuotezza del mio portafoglio.
Di solito in taxi mi siedo quasi sempre davanti, perché penso che fare il ‘passeggero’ è da borghese e tento sempre di scambiare due chiacchiere, per passare il tempo.
A differenza di altri giorni sono stata piuttosto silenziosa e a pochi minuti dalla stazione mi sono scusata per la poca loquacità e ho giustificato il mio mutismo con il fatto di aver avuto una giornata pesante, ma che per fortuna era finita, anche se il giorno dopo sarebbe ricominciato tutto da capo.

Il tassista, come la maggior parte delle persone, si è stupito del fatto che sono pendolare e che faccio avanti e indietro tra due regioni, tutti i giorni.

“Eh a volte penso di lasciar perdere e inventarmi qualcosa, ma non ho il coraggio.” ho detto un po’ rassegnata.
“Ma come fai?! Non è questione di coraggio, sarebbe un salto nel buio, ormai i giovani devono prendere quello che viene. È quello che dico sempre anche a mio figlio!” mi ha ammonito con tono demoralizzato.
Ho potuto solo annuire.
Vedendo la mia faccia però mi ha detto sorridendo
“E poi vedrai che tutto si aggiusta! Nella vita, quello che conta è la fantasia!”
“Quella non mi manca!”
“Allora sei fortunata, regazzì!”

Con l’umore decisamente sollevato, non ho potuto dargli torto.

La ragazza sul treno: LA MEMORIA

Ritorno.

La memoria a volte è una gran burlona.
Davanti a me, mentre trafelata arrivo in stazione, c’è un uomo tra la folla; è alto, ha le spalle larghe ed è snello, ha i capelli bianchi e indossa una coppola avana scuro, un cappotto lungo verde oliva e cammina adagio.
Da dietro si notano le orecchie, grandi e lunghe.
Assomiglia sorprendentemente, almeno da dietro, ad un mio parente: zio G.
So perfettamente che non può essere lui, ma la memoria mi riporta indietro e allaccio il suo cammino al mio, allungo il passo e lo seguo, e la memoria cammina con me, riportando nel cuore tutti i sentimenti che mi legano e legavano a lui.
Nella testa risuona la sua risata fragorosa e vedo i suoi occhi verdi e buonissimi.
La memoria gioca scherzi insidiosi.
Uno sconosciuto non sa che mi sta accompagnando sulla strada dei miei ricordi di bambina, ricordi che custodisco nel sangue e che sono tutto ciò che mi resta.
Il cuore mi si gonfia di nostalgia, ma sorrido e non appena l’uomo si gira, distolgo l’attenzione, non voglio vederlo in faccia, voglio che questa magia duri ancora un po’, prima di salire sul treno.

La ragazza sul treno: IL SORRISO

Andata.

I pendolari sono estremamente abitudinari.
In stazione quando arrivo, 2 o 3 minuti prima che arrivi il treno, osservo le solite scenette.
Ci sono due uomini sulla sessantina che come sempre stanno già chiacchierando del più e del meno ad un volume sempre troppo alto, c’è una ragazza con le caviglie scoperte e delle adidas verde mela che vorrei anche io, che si appoggia all’entrata del sottopassaggio ascoltando musica.
Ci sono io, sempre scazzata, che controllo l’app di trenitalia nella speranza che il treno non sia in ritardo come sempre.
E poi c’è un ragazzo, poco più grande di me che conosco perché frequentava il mio stesso liceo, sempre gentile, ogni volta che incrocia il mio sguardo mi sorride.
Tento di abbozzare uno dei miei sorrisi migliori e rantolo un “buongiorno”. Il risultato è un po’ penoso.
A lui invece il sorriso viene bene, e di fronte a quella gentilezza rimango sempre un po’ spiazzata perché non è forzato, è  una specie di “buongiorno” sincero e mi domando come è possibile che abbia voglia di sorridere quando è così freddo e ancora buio.
Ci vuole coraggio a sorridere veramente prima delle 7 di mattina.

La ragazza sul treno: LA RELATIVITÀ

Ritorno.

Il mio treno di solito si trova al Binario est, che è distaccato di circa 300 metri rispetto alla stazione principale e ai binari “normali”.
Non è stata una giornata particolarmente positiva e sono abbastanza giù di corda mentre corro verso il treno.
300 metri (se sono un po’ in ritardo) possono comportare il fatto che perda la corsa e solo il pensiero di dover aspettare il treno successivo peggiora il mio umore.
Quasi correndo mi dirigo verso il binario.
Supero molte persone e in corrispondenza del treno, riprendo fiato e rallento il passo. Sono arrivata.
Davanti a me c’è un ragazzo: la prima cosa che noto sono le stampelle, la seconda è l’assenza di volume nel jeans destro, che è legato alla gamba sinistra, per comodità, suppongo.
Lui è stretto in un abbraccio dolcissimo e passionale con la sua ragazza, bellissima.
Mentre salgo sul treno noto che scherzano, lui fa una battuta, lei si appoggia a lui e subito dopo si salutano con una tenerezza e un trasporto sorprendenti.
E in quel preciso istante, sembra quasi di vederlo il loro amore che li avvolge.
Il mio pessimo umore si spegne, di botto.
Penso che l’amore, quello vero, va oltre i limiti.
Penso che le loro abitudini non possono essere facili come le mie; penso che sono fortunata, penso che finora la vita o la sorte o quello che è, sebbene a volte non vada esattamente come me l’aspetto, mi ha sempre sorriso e mi ha regalato ogni tipo di comodità.
La ragazza sale sul treno si siede e sul volto ha l’espressione felice delle persone innamorate.
E io, ripensando al mio cattivo umore, mi sento decisamente stupida.