“E invece ti sei iscritta in palestra” #05 – LA VENDETTA DELLA VENDETTA (l’Inferno)

Lo so, sono incurante, pigra e incostante.
Questo è poco ma sicurissimo.
Sotto consiglio medico mi sono riririscritta in palestra.
Ora mi domando, ce la farò anche questa volta a sciupare i miei soldi o dimostrerò un minimo di costanza?
Boh.
Come mi trovo?
Male.
La palestra continua ad essere un posto nefasto?
Assolutamente.
Se l’inferno esistesse, il mio sarebbe la palestra, con Satana, come personal trainer, pronto a infilzarmi il forcone nelle chiappe se malauguratamente dimostrassi stanchezza.
È un luogo che eviterei volentieri, ma siccome l’ipocondria scorre potente in me, ho percepito il consiglio del medico come un comando militare e con una (in)sana paura ho varcato la soglia dell’inferno.

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Ovviamente ho ritrovato tutti i soggetti che avevo descritto in precedenza (donne, allenatori, il senso di colpa).
Peggiorati.
Io non capisco perché la palestra raggruppa una così larga fetta di assoluta insensatezza umana, senza vergogna, per giunta!
Io tento di fare gli esercizi nascosta, in un angolo, senza palesare al mondo la mia imbranataggine, mentre alla gente in palestra non gliene frega proprio un cazzo del decoro o della civiltà.
Per esempio: un tizio, in mezzo alla palestra, saltava la corda e sbagliava puntualmente un salto ogni 2.
Ma cazzo, fai come me, nasconditi, no?
Perché ostentare in maniera plateale la completa incapacità verso la coordinazione?
Boh.
Vogliamo poi parlare di elementi umani?
Tipo, alcune donne che lanciano leggeri gemiti quando fanno i pesi?
Tipo, alcuni uomini che si scrutano ogni centimetro del bicipite allo specchio?
Tipo, gente che in palestra sembra sia lì per fare esercizi, perché fa bene alla salute e invece giricchia e osserva facendo bislacche analisi antropologiche?

Devo essere sincera, all’angusto ambiente della palestra, preferisco il divano e Netflix.
Anche questa volta sarà uno spreco di tempo e soldi.

“E invece ti sei iscritta in palestra” #04 – LA VENDETTA

Ok, dopo 2 anni torno a parlare di palestra.
Come direbbe Britney, “Ops! I did it again!”.
Esatto, l’ho rifatto, quell’immondo sciupo di danaro che rappresenta l’attività fisica autogestita!
Sono tornata in quel tugurio pieno di fomentati e gente che non ha alcun problema a spogliarsi davanti agli occhi degli altri.

LA PALESTRA

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Sarà il fatto che gennaio è un gran bastardo ispiratore di idee(illusioni), destinate a sciogliersi come burro al sole, sarà che, come dicevo, non posso ingurgitare quintali di 200patatine fritte come quando avevo 15 anni, sarà che conduco una vita sedentaria e nutro la mia pigrizia come se non ci fosse un domani e di conseguenza mi cade addosso una tonnellata di senso di colpa che mi spinge a muovere il culo prima che diventi molle come un budino.

Amen.

Mi sono iscritta di nuovo, DI NUOVO. DI. NUOVO. Contro la mia incostanza, contro la mia pigrizia, contro le patitine fritte e la nutella e tutte le schifezze (che mi piacciono da pazzi) che ingurgito.

E ho provato lo stesso tremendo identico disagio di due anni fa, di fronte a uomini nerboruti ed egocentrici che sollevano pesi e donne decadute che in spogliatoio stanno con le tette al vento senza pudore.


Breve OT
Una curiosità: solo io provo un forte, fortissimo disagio quando entro in spogliatoio e davanti a me si palesano tette e culi nudi? Ditemelo! Io mi vergogno a stare nuda davanti allo specchio, da sola, con me stessa e loro no? È esibizionismo o sono io che devo farmi curare?


 

Comunque, l’unica cosa che il mio fisico ha potuto reggere, dopo due anni di sollevamento birre, è stata un giro sul tapis roulant condito da un assaggio di cyclette. Non considerando che dopo ho dovuto rimparare a respirare correttamente.

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Un trauma e una tragedia, insomma.

Sinceramente non so quello che mi sta capitando ma forse sto diventando più responsabile nei miei confronti? Credo che la crescita biologica comporti anche più consapevolezza e coscienza della realtà.
Sono arrivata alla conclusione che devo prendere in mano, ormai, la mia vita, tentando di buttare tutta la spazzatura emotiva e fisica di cui mi sono nutrita finora e prendermi cura non soltanto di me, ma anche delle mie responsabilità.

O forse sto solo invecchiando. E in quanto ciò sto diventando completamente rincoglionita.

vabbè

CATTIVISSIMA PEPPER #12

Un nuovo lunedì.
Bruttissimo lunedì che puzza tanto di lunedì: il lunedì dopo le vacanze natalizie e di capodanno e della befana.
Non ce la posso fare, oltretutto è morto pure David Bowie; oggi è una giornata iniziata malissimo che finirà peggio perché, inoltre, ho avuto anche la brillante idea di tornare in palestra (memisera).

Dunque oggi è una giornata piena d’odio:

  • Detesto svegliarmi presto la mattina e fare le cose per inerzia con una stanchezza ciclopica
  • Sono tremendamente pigra quindi odio faticare
  • Odio i luoghi affollati di gente fomentata, per esempio la palestra, ma alla soglia dei 29 non posso esimermi
  • Odio chi si lamenta troppo senza motivo (me stessa?)
  • Odio, in ultimo, l’ironia forzata della gente, che tenta di essere simpatica, ma risulta simpatica come un calcio in culo

Buongiorno, e buon inizio settimana Heroes!

db

“E invece ti sei iscritta in palestra” #03 LE FEMMINE – 1.1

Premetto che “il capitolo” Le Femmine, poiché sono esseri complessi, schizofrenici e surreali [e lo posso dire perché rientro nella categoria] avrà bisogno di più parti. Un po’ come Kill Bill, con molti più morti.

Iniziamo.

Le Femmine frequentano la palestra per 3 ragioni principali:
1- Tenersi in forma (o sistemare qualche problema posturale)
2- Iscriversi ad un corso di yoga/pilates/zumba/ (qualcosa che snoda) perché fa figo
3- Egocentrismo: rimorchiare (o farsi guardare il culo, a scelta)

Ad ogni ragione corrisponde un tipo di femmina.  Aggiungo che si possono verificare le combo, ma non facciamola più complicata di quello che già è.

Corrispettivo alla ragione numero 1.
La femmina tipo che va in palestra per tenersi in forma è vestita in maniera trasandata: un paio di pantaloni da ginnastica, possibilmente larghi di 2 taglie in più; una maglietta che arriva alle ginocchia, possibilmente vecchia e logora, in questo modo anche se si strappa, sporca, ci suda dentro, non scatta il senso di colpa; un paio di scarpe da ginnastica abbastanza buone e capelli legati, forse anche sporchi perché dopo li dovrà lavare data la sudata che farà irrimediabilmente.
L’età è compresa tra i 20 e i 45 anni.
(Io rientro in questa categoria e penso di essere la trasandata più trash)
Questo corrispettivo rappresenta quel tipo di persona che fatica, che suda, che, malgrado sia di indole gentile, non chiacchiera volentieri mentre sta ultimando l’ultima serie di squat, che si scoccia a vedere un sacco di gente in palestra e che mangerebbe, appena finito l’allenamento, 1kg di carbonara, 2kg di fiorentina al sangue e 7kg di gelato al cioccolato; giusto perché è contraddittoria con sé e col mondo.

Corrispettivo alla ragione numero 2.
La femmina tipo che va al corso di yoga o simili è sempre tappetinomunita e quindi la si vede molto spesso con attaccato alla schiena un enorme borsone in tinta perfettamente abbinata alla tuta aderente, che permette ovviamente di muoversi con più agilità.
È di corporatura longilinea, sta ben dritta e sembra che le abbiano infilato una scopa in culo.
Arriva sempre molto presto e se ne va molto presto.
Non suda, è perfettamente pettinata e non sembra ridicola, nemmeno durante la posizione del leone.
L’età è compresa tra i 30 e i 75 anni.
Questo corrispettivo rappresenta una persona abbastanza gioiosa, amante della musica fare tutto con la musica, a cui non piace essere troppo socievole se non sei del suo gruppo, a cui piace chiacchierare e far parte di un gruppo, che non si vergogna del proprio aspetto e che, di solito, gira in spogliatoio completamente nuda, senza badare agli sguardi altrui.

Corrispettivo alla ragione numero 3.
La femmina tipo che va in palestra per farsi guardare il culo rientra nella categoria di persone che sono troie dentro, cioè quelle persone (di qualsiasi genere, sia uomini che donne) a cui piace moltissimo attirare l’attenzione su di sé, in bene e in male.
[L’esempio maschile è rappresentato dagli uomini che, al mare, vanno in giro in slip striminziti e fluorescenti. (#orrore)]
La femmina tipo corrispondente alla ragione numero 3 si suddivide in altre 2 categorie:
Categoria n.1: Di solito è una taglia 34, che NON HA assolutamente bisogno di fare palestra, NON SA cosa significa avere massa grassa e NON VUOLE mantenersi in forma. L’unica ragione per la quale va in palestra è perché VUOLE suscitare l’invidia altrui.
Categoria n.2: Era una taglia 58 diventata ora una taglia 36.

Questo corrispettivo (categoria 1 e 2) è il più interessante dei 3.
Arriva ad orario di apertura ed esce a orario di chiusura; è truccata: fondotinta, mascara, eyeliner e rossetto (giuro!), non si lega i capelli nemmeno se dovessero minacciarla con una pistola puntata alla testa perché si rovinerebbe la piega; se ha qualche tatuaggio ovviamente fa di tutto per metterlo in mostra, ovunque esso sia e qualsiasi cosa esso rappresenti.
Indossa tute aderenti, troppo aderenti, emette qualche gemito quando tira su il bilanciere e “oh cielo!” si dimentica irrimediabilmente qualcosa in palestra e deve tornare per riprendere l’oggetto smarrito, ovviamente vestita con tacchi a spillo, leggins super aderenti e maglia cortissima, giusto così, per shakerare un po’ di testosterone e divertirsi un po’.
È circondata da lupi in calore, elargisce sorrisi sornioni agli uomini, e parla poco, per non dire mai, con le donne, ma le squadra dall’alto in basso, perché è estremamente competitiva, si lascia aiutare benevolmente dagli allenatori e fa finta di infastidirsi se le mettono una mano sul culo.
Sinceramente, non la capisco.
L’età è compresa tra i 20 e i 75 anni.

#TBC

“E invece ti sei iscritta in palestra” #02 – IL SENSO DI COLPA

Dopo esattamente un mese sono tornata in quel tugurio che la gente comune chiama “palestra” e mi sono resa conto che la spinta che manda avanti il mondo è quella voce, fastidiosa, martellante e nascosta che propone i peggiori sentimenti verso noi stessi ovvero il senso di colpa.

Di solito, il sabato, in particolar modo la mattina, in palestra ci sono:
– io
– qualche alieno femmina che corre sul tapis roulant per due ore filate senza sudare
– un paio di fomentati che sollevano quintali
– 2 allenatori che cazzeggiano davanti al pc o agli attrezzi.

Civilmente tutti conviviamo nello stesso spazio.
CIVILMENTE.

Sabato 25 gennaio 2014, mattina, c’era il delirio.
Ero partita motivata, lo giuro, ma appena sono entrata in quell’antro affollato, intriso di sudore, chiacchiere da oche e pseudomusica, m’è preso il panico. Volevo scappare.
Notando che tutti gli attrezzi erano occupati, che degli energumeni, mentre sollevavano pesi, si lanciavano in urla strazianti, che una specie di panda-milf col trucco gocciolante mi ha quasi aggredito quando ho messo gli occhi sulla fitball, l’orrore e la paura sono cresciuti dentro di me.
Mi sono seduta in un angolo, lontana da tutti, e ho osservato.

Tutto quel caos era la controprova che il senso di colpa ovviamente esiste, è intenso e soprattutto doloroso.
Ti fa soffrire tanto, in maniera profonda.
Soprattutto se Gennaio è il mese dei buoni propositi, è il mese che viene dopo Dicembre, dopo le abbuffate galattiche, dopo le giocate a carte fino a tarda notte con abbuffate galattiche, bevute galattiche, dormite galattiche.
Perché i 70kg di pandoro con la crema non sono dietetici; la carne, il pesce, il tavolo che hai mangiato da qualche parte si appoggiano, e tu sai che dopo il 6 Gennaio quella voce si presenterà, facendoti notare che sei diventata la madre incinta di Moby Dick, e che devi darti una regolata.
Di conseguenza partiranno tutte quelle idee geniali tipo:
“Quest’anno vita regolare: andrò a correre tutti i giorni, mangerò cibo sano e mi impegnerò affinché possa raggiungere la pace interiore.”

E la palestra, ovviamente, secondo i tuoi ragionamenti, ubriacati dal senso di colpa, è il posto migliore dove trovare la pace interiore. Sei un genio!
Il dolore e lo sforzo fisico ti metteranno alla prova e tu cadrai sotto di essi.

Mi sono alzata dal mio angolo, ho acceso la musica nelle orecchie, ho salutato il mio allenatore, ho preso la porta e me ne sono andata.
Tante parole, tanti propositi, tante aspirazioni, ma l’energia, prima o poi, diminuirà per portarli a termine.
Tutti, prima o poi, rinunceranno, e tutto tornerà come prima: un sabato mattina normale, vuoto e sereno.
Senza sguardi di ghiaccio/fuoco se ti avvicini a qualche attrezzo e senza lunghissime attese per utilizzare il tapis roulant “solo un minuto e te lo lascio” (sììììììì, credici.)
E ritrovata la normalità, io riavrò la mia maledetta fitball e forse troverò la pace interiore!

Fanculo Senso di Colpa, io ti batto col piacere di mangiarmi un gigamuffin al cioccolato!

“E invece ti sei iscritta in palestra” #01 GLI ALLENATORI

L’ambiente palestra è composto da una variopinta ed eterogenea fauna.
Il campo potrebbe essere sintetizzato in 4 macro aree:
1- I Maschi
2- Le Femmine
3- I Cuccioli (femmine e maschi)
4- Gli Allenatori (i personal trainers, per gli anglofili)

Oggi affronterò la quarta area:

GLI ALLENATORI

Senza nulla togliere, trovo che gli Allenatori siano la categoria più facile da analizzare, perché ne esistono prevalentemente di 2 tipologie:
A- Allenatori Squilibrati
B- Allenatori Seri

Il soggetto della prima tipologia è Big Jim.
Tendenzialmente enorme, super-palestrato dai capelli molto corti o rasati (oppure pelato), con sguardo liquido, severo quasi spaventoso che ti vuole irrimediabilmente morta.
E’ un sadico che progetta la tua morte in maniera subdola, violenta e dolorosa.

Il primo giorno di palestra ti sfida ad appenderti, come un prosciutto, ad una macchina di tortura chiamata TRX (o qualcosa del genere) e poi esige che tu riesca a trovare un equilibrio su quelle maledette corde elastiche.
Non ti ascolta e quindi non capisce che tu stai soffrendo come une bestia, ma soprattutto è sordo ad ogni tuo grido di disperazione.
Non si rende conto che stai tentando di spiegargli che sono lustri, forse decenni (diciamo anche secoli), che ti astieni volontariamente dall’attività fisica e che quello che stai facendo ti sta massacrando ogni singolo muscolo del corpo.
Se la ride e ti guarda con un’espressione che ti fa sentire talmente idiota che vorresti impiccarlo con le corde che tieni tra le mani, se soltanto avessi la forza.
Conta, non ti chiedi nemmeno il perché, e ti spinge al limite; nel suo sadismo, è contento di vederti in difficoltà.
Ovviamente gli dici che lo odi, ma questa cosa non fa altro che gonfiare il suo già enorme ego, pompato di non sai che genere di intrugli.

Dopo la tortura, giuri a te stessa di non entrare mai più lì dentro, e invece, col senso di colpa, perché ormai hai fatto l’abbonamento ANNUALE, torni, e se sei abbastanza fortunata (come me) ti ritrovi con l’altra tipologia: l’allenatore serio.

Il soggetto è tendenzialmente tonico, magro, sorridente e soprattutto senziente con la facoltà dell’udito!
Riesce a capirti e ascolta le tue esigenze! Yeeeee!!!
Ti prepara una scheda, che, sebbene sia massacrante per te, è esattamente quello che ci vuole per il tuo fisico.

E’ gentile e la prima settimana ti aiuta per farti capire come funzionano gli attrezzi, i pesi, i macchinari etc.
La terza settimana, invece, ti passa il bilanciere, per lo squat, e sebbene tu voglia morire in quel momento, perché sai benissimo che inizierà un’altra fatica, tieni botta e fai l’esercizio, perché sai che in fondo sta solo facendo il suo lavoro, per te.
La quarta settimana si rende bene conto che sei un disastro e te lo ricorda; scuote la testa, ridendo sotto i baffi e ti prende giustamente per il culo.

In conclusione, entrambe le categorie ti fanno vivere faticosamente l’esperienza della palestra, ma non te la fanno odiare a tal punto da gettare la spugna; anzi, lentamente ti rendi conto che quell’ambiente non è poi così ostile come ti aspettavi,  finché non incontri LE FEMMINE.

#TBC