IL FALLIMENTO UMANO

Questo manifesto fa schifo e mi fa schifo, ma il problema principale è che questo manifesto è stato affisso e quindi “approvato”, il che significa che la questione è molto più profonda e malata di quanto possiamo immaginare.
Lavorando in una agenzia di comunicazione so perfettamente i passaggi che si affrontano durante la costruzione di un manifesto.
Per chi non lo sapesse quando si creano le campagne pubblicitarie ci sono: un cliente, un project manager, un account, un copy-writer, un graphic designer e possibilmente del buon senso che colleghi tutto.
Buon senso cioè quella “spinta” che ci permette di formulare un ragionamento affine alla dignità umana.

Se una merda del genere viene approvata significa che l’ignoranza italiana, la disinformazione e la volontà di distorcere e strumentalizzare l’informazione hanno preso il sopravvento.
Significa che il fallimento umano è già iniziato nel nostro paese.

Una campagna di “sensibilizzazione” (come cita nell’angolo in basso a destra) costruita in questo modo dimostra soltanto quanto siamo lontani dall’aver compreso la gravità degli argomenti che nomina.

Non si tratta soltanto di dignità, ma di completo distacco dalle conseguenze che può provocare.
La vergogna che provo in questo momento è infinita, sia come donna che come essere umano, ma oltre alla vergogna provo anche una forte volontà di rivalsa, di battermi.

Battermi ancora più intensamente per i diritti delle donne di scelta a proposito dell’aborto.

Battermi ancora più intensamente affinché si riesca a prevenire il femminicidio, con le dovute sicurezze legali.

E soprattutto battermi affinché questi due atti non vengano confusi, mischiati e soprattutto strumentalizzati in maniera animale.

La ragazza sul treno: LETTERA PER TRENITALIA

Cara Trenitalia,
questa lettera non è un richiamo, non è una lamentela, è un tentativo di dialogo da parte di una comunissima pendolare.
Noi pendolari saliamo tutti i giorni sul treno tentando di rientrare nei tempi giusti per entrare in orario a lavoro e anche per ritagliarci quel nostro tempo libero che ci aiuta a goderci la vita. Tentiamo di incastrare tutti gli impegni stando alle tue condizioni. E non sempre abbiamo successo.
Siamo spettatori di disagi paradossali che dipendono prettamente da te.
Le situazioni di maggiore disagio comprendono i “puntuali” ritardi sulla linea, come immagino succeda su tutte le linee regionali.

Per farti capire, ti faccio una semplice lista di quanti minuti perdo all’incirca in una settimana lavorativa.

Andata: 50 minuti persi a settimana.
10 minuti al giorno circa su una tratta da 110 minuti circa.

Ritorno: 100 minuti persi a settimana.
20 minuti al giorno circa su una tratta di 90 minuti circa.

Totalmente in una settimana lavorativa sono 150 minuti complessivi di ritardo A/R.
Al mese sono circa 600 minuti complessivi di ritardo.
Stando alla statistica, al mese è come se stessi 10 ore circa bloccata sul treno a causa dei ritardi.

10 ore che potrei impiegare benissimo in altro modo, se arrivassi in orario.
Ho incontrato genitori che non riescono a godersi il tempo con i loro figli e viceversa e non ci riescono.
Ho incontrato mariti e mogli che fanno di tutto per arrivare a casa in tempo per trascorrere un po’ di tempo di qualità con la persona che amano e non ci riescono.
Ho incontrato studenti fare i salti mortali per arrivare in tempo in facoltà per sostenere un esame.

Tutto questo comporta un malcontento generale difficile da lavare via.
È una sensazione ciclica di rabbia, rassegnazione, inquietudine e “fretta” che infesta le giornate.
Già abbiamo abbastanza problemi perché aggiungerne di nuovi?

Mio padre mi ha insegnato una cosa fondamentale:
“il mio tempo è uguale al tuo” il che significa che il tempo è prezioso e che soprattutto ha lo stesso peso per tutti, e tu, purtroppo, lo perdi.

Ritengo che sia giunto il momento di prendere coscienza di questo e di fare qualcosa di concreto, oltre agli scioperi.

In fede,

C.

Le persone se ne vanno

Ci vuole un momento, un soffio, un attimo e le persone se ne vanno e ti lasciano un vuoto dentro, che lascia mutilati e sorpresi. Senza senso, perché alla fine la morte non ha senso, sta lì e fa il suo corso, lasciando una famiglia triste e a cui porgere le più sentite condoglianze, una città orfana e tutti noi cittadini con le lacrime e i ricordi che tentano di colmare quel vuoto.

Mi mancheranno il tuo sorriso sincero e quell’abbraccio di saluto quando mi incontravi in giro per la città.

Grazie per quello che mi hai insegnato come professore, come primo cittadino, ma soprattutto come essere umano di bontà rara.

novembre itinerante

Itinerante e disordinata mi sposto, lontano e vicino.
Vago nella nebbia di questo novembre che mi abbraccia e mi accompagna.
È una nebbia nuova e fredda, di quelle che mi viene voglia di camminarci dentro e scoprire cosa nasconde.
Come in un sogno in cui non ho paura.
E il mio animo, come il mio corpo, non si ferma insieme ai miei pensieri e il mio cuore che corrono e battono.
Alla fine, il destino o la vita è solo un groviglio di fili che si streccia e si intreccia seguendo un’armonia e io sto qui tra una nota e l’altra che cammino in cerca del mio nodo.

Spoleto oltre il Festival dei Due Mondi

La mia città è un’anziana signora.
Una di quelle ancora belle, malgrado il tempo le rughe e le cicatrici.
È elegante e raffinata, non esce mai senza un filo di rossetto e non si presenta mai con i capelli arruffati.
Ha molte voci in testa,  maligne, benevole e come tutti gli anziani ha la benedizione di giocare con il tempo e quando la stagione si fa più calda, tra giugno e luglio si veste a festa.
La mia città, questa bella signora, torna giovane, affascinante come non mai, e danza e canta e si diverte.
Tra luci, lune, colori e musica ritrova il fulgore di un tempo.
E si diverte per poi tornare in sé e riassoporsi: andare avanti nel silenzio e nella quiete della routine quotidiana.
Si siede e rimane immobile, sorride, assaporando quel momento di estasi già dimenticato.

Breve lamento di un giorno afoso

Magari dovrei lasciar perdere, farmi scivolare addosso le azioni, soprattutto quelle stupide, non farmi condizionare dalle banalità, adottare per qualche tempo l’indifferenza.
Ci provo e non ci riesco, non ci riesco mai.
Non riesco proprio a ignorare o ad essere indifferente e non capisco perché alle altre persone invece risulta così facile.

Non me ne capacito proprio.