Il mio vaso di Pandora

Il XXI secolo trasforma le nuove tecnologie in vasi di Pandora che, almeno per quanto mi riguarda, si manifestano in una app specifica: Dropbox.
Fino ad oggi avevo molta paura di Dropbox.
Lì dentro ci sono circa 6 anni di ricordi e più di 4000 foto.
Ne ho cancellate più di 2000 e malgrado ne volessi cancellare di più, alcune ne ho salvate.
Pensavo mi facessero un effetto differente e invece ho provato un’atarassia totale, nel rivedermi e riviverle.
Ogni foto racchiude un ricordo e quindi un’emozione e, malgrado io non abbia una memoria di ferro, ricordo quasi tutte le sensazioni del momento esatto dello scatto e pensavo che rivedere e rivivere alcuni momenti, anche solo per un secondo, mi avrebbe fatto malissimo, credevo di non riuscire a sostenerne il peso, invece è stato come se stessi osservando un’estranea familiare.
Ho sorriso mentre lei sorrideva, senza alcuna morsa nello stomaco, senza fitte al cuore.
L’ho seguita a ritroso nel tempo in tutte le sue diversità: capelli, peso, vestiti, amici, parenti, situazioni, stagioni.
Eppure dentro ogni singolo istante ero sempre io, lontana, un po’ smarrita e sprecata; allora non lo sapevo.
Ora sì.
Ho selezionato tutto quello che c’era da buttare e ho premuto elimina.
Elimina definitivamente.
Certo, non posso fare la stessa cosa nella mia testa, ma la consapevolezza che riesco a considerare “spazzatura” tutto quello che ho cancellato, senza provare rimorsi opprimenti e sensi di colpa lancinanti,  è già un’enorme vittoria, per me.
Ho aperto il vaso e l’inferno è rimasto lì, immobile, senza inghiottirmi, senza ferirmi.
E poi, ho ritrovato anche foto tenerissime e sonnacchiose.

moka

Confessioni del Giovedì

  • Il lavoro che faccio (che mi piace veramente tantissimo) mi porta a leggere molto.
    Purtroppo le informazioni che leggo sono, spesso, delle cazzate abominevoli.
  • Adoro il freddo, ma la primavera mi dà tanta energia.
  • Ultimamente riesco a sedare piuttosto bene la mia permalosità, anche se ancora non capisco bene certi mie meccanismi interni.
  • Spesso penso di essere veramente cretina, ma mi consolo pensando che una cretina non può pensare di essere una cretina, in quanto cretina. Sbaglio?
  • Non concepisco i macaron. Li ho assaggiati da poco. Costano l’ira di Dio e sono i dolci più insulsi del mondo. Perché alla gente piacciono così tanto?
  • La giornata di oggi, e di ogni giovedì (credo), può ricondursi soltanto ad una formula verbale: “Mabboh.”

whaa

Non smettere

Non smettere di abbracciarmi la mattina, appena sveglio, perché in quel tepore ci sto così bene.
Non smettere di sorridermi, perché sei irrimediabilmente contagioso.
Non smettere di scherzare con me, così potrò continuare a fare la scema solo per strapparti una risata.
Non smettere di descrivermi quello che senti quando siamo insieme, perché sotto voce, come mi parli, piano piano, con le giuste pause, le mie insicurezze svaniscono.
Non smettere di contraddirmi, perché voglio mettermi in gioco con te.
Non smettere di arrabbiarti se faccio qualcosa che non va, o che ti offende, perché non voglio muri tra noi.
Non smettere di prendermi in giro, come e quando vuoi, perché possiamo restare un po’ bambini insieme.
Non smettere di imparare a conoscermi, io non voglio smettere assolutamente, perché ti voglio accanto ancora per molto, molto, molto, tempo.

 

yi

Per Giulio

La questione Regeni mi ha particolarmente scosso.
E so che non si dovrebbe parlare di cose che non si sanno, ma io non voglio parlare delle condizioni della sua morte, non voglio parlare dei retroscena che credo, purtroppo, non sapremo mai, non voglio parlare delle condizioni in cui viveva e non voglio parlare di chi era.

Nemmeno sapevo chi fosse fino a pochi giorni fa, ma la sua morte mi ha sconvolto terribilmente, come, credo, abbia sconvolto tutti.

Nel mio inutile anonimato, non voglio essere invadente e inopportuna, non voglio “dire la mia”, vorrei soltanto essere vicina ai suoi genitori e porgo loro le mie più profonde condoglianze per un dolore che non conosco e che posso solo lontanamente immaginare.
E i miei pensieri vanno soprattutto a loro, parenti e amici, che andrebbero custoditi dalla sofferenza.

Giulio può essere chiunque e una perdita del genere è talmente forte e violenta da suscitare una partecipazione empatica, grave.
Mettiamo da parte la politica, la cronaca, l’estero e il prima e il dopo che ha subìto; Giulio era una persona, esattamente come ognuno di noi. E ha incontrato una sorte atrocemente ingiusta.

Era un ragazzo curioso e intelligente che voleva fare qualcosa di buono, che voleva salvare il mondo o almeno dimostrare quello di cui il mondo è capace.

Siamo così protetti nell’ignoranza del nostro Occidente da non renderci conto che c’è un mondo che non conosceremo mai, un mondo di cui facciamo parte, ma a cui non vogliamo partecipare e che ignoriamo facilmente finché non succede il peggio.

Siamo così ipocriti da credere che a noi non toccherà, nella nostra quotidianità, nella nostra “vita normale”.

E purtroppo penso che la storia di Giulio non ci aprirà ancora gli occhi.

Il mio pensiero va a lui, in primis, alla sua vita, alle sue abitudini, al suo sorriso e poi a tutte le persone a cui era legato.
Ai suoi genitori, a cui mi stringo, e a cui va portato rispetto, a cui va dichiarato un affetto intenso, a cui va promesso più silenzio, consapevole, ma sempre silenzio.
Come hanno detto: “Giulio era un esempio.”.

E concludo con una riflessione, magari ridondante, magari banale, ma credo che tutti dovremmo proiettarci verso quella visione, contro l’inibizione e verso la curiosità di andare oltre l’apparenza, non soltanto nella morte, ma anche nella nostra sicura normalità egoista.

 

Perché i bulli non vincono

Il mio pensiero va, non soltanto alla ragazzina di 12 anni di Pordenone che si è gettata dalla finestra per via dei bulli, ma a tutti i bambini, ragazzi e persone che tutti i giorni subiscono violenze fisiche e psicologiche e che non sanno come reagire e che pensano che il suicidio sia l’unica soluzione possibile per espiare quel peso.
Non si può tacere di fronte a tutto questo e io a te voglio dire che loro non vincono.

So che hai paura, che quel pensiero così innaturale si insinua nelle ossa, nel sangue e nei pensieri, prima piccolo, insignificante e ignorabile, e poi sempre più grande, fino ad accompagnarti ogni giorno, nella veglia e nel sonno. Un’ombra, sempre più buia, che ti è accanto e che percepisci solo tu; mano a mano il buio si crea  anche dentro, come un demone, che si nutre di te e che sai che nessuno potrà esorcizzare.
Si nutre esattamente come loro, delle paure, delle debolezze, di quei difetti che i tuoi occhi vedono tutti i giorni e da cui fuggi, lui è lì per ricordarti che sei insignificante e loro sono lì per sottolineare il concetto, nella maniera più brutale.

Io lo so che non sai con chi parlare, perché ti senti irrimediabilmente stupid* e cercare una difesa esterna ti fa sentire ancora più inerme, ma cerca qualcuno, cerca un rifugio, un genitore, un amico, cerca quel riparo che possa capirti e non ti arrendere perché lo troverai e sarà più grande di quanto tu possa immaginare.
Te lo prometto.
Perché loro e lui sono come la pioggia, devi solo trovare un ombrello. Sai bene che stare troppo sotto la pioggia senza riparo fa male, a lungo andare ti ammali, quindi corri e trova un riparo e credimi ti accoglierà.
E da lì la pioggia non farà più paura, la vedrai esattamente per cos’è: un’ammasso d’acqua che nemmeno le nuvole vogliono.
Un insignificante frastuono che prima o poi dovrà finire. Dopo qualche tuono, il cielo si aprirà e il sole tornerà a splendere.

Se parli non sei stupid*, se confessi quello che provi non significa che sei debole, piangere insieme a qualcuno ti farà scoprire che le lacrime non sono così pesanti come quando sei sol*.
Quel peso che porti addosso, sappi che lo portano in molti, e non significa che il tuo dolore è comune, ma significa che c’è comprensione, c’è empatia e che, soprattutto, prima o poi se ne andrà.
E loro e lui non vincono. Anzi perderanno, tanto.
Anche se all’apparenza sembrano grandi, forti e invincibili ti garantisco che sono vigliacchi e provano più paura di quanto tu possa immaginare.
Loro sono tanti, ma tu non sei sol*. Ricordati che nessuno merita quel trattamento e tu non meriti quel trattamento.
Tu non meriti quella violenza, tu non meriti la derisione, tu non hai nessuna colpa per essere quello che sei.
Loro meritano invece una punizione. Meritano di tornare al loro stato di umanità, nella maniera più brutale.
E quel pensiero, per quanto spaventoso e per quanto prepotente, può diventare piccolo e invisibile, da non accompagnarti più.

Quindi parla, esprimiti! Tira fuori quella voce, quelle lacrime e ammetti come ti senti, perché dentro di te ne hai piena consapevolezza.
L’unica colpa che puoi avere, se si può parlare di colpa, è quella dell’insicurezza, quell’insicurezza verso te stess* che ti fa buttare via.
Quel rifiuto verso la tua identità, verso quel corpo e quell’anima che sono solo tuoi.
Io ti chiedo di rifiutare di rifiutarti.
È difficile, lo so, quando ti senti sbattuto, faccia a toccare il pavimento, con un braccio dietro la schiena e le lacrime che ti esplodono negli occhi.
E dentro di te, in quell’esatto momento, sai di esserti spezzat*, si fa strada la speranza che quell’umiliazione finisca una volta per tutte e che magari la morte potrebbe essere meno dolorosa. Non c’è niente di più sbagliato. Ti prego, non buttarti via.
Reagisci, trova il tuo riparo, anche in te stess*, anche in quel poco di amore che hai, ritrova te stess*, guardati e pensa che quella soluzione definitiva ha alternative, l’alternativa di una convalescenza, prenditi il tuo tempo e col tempo scoprirai quanto prezios* sei e quanto tu sia indispensabile per te stess*.

Alla fine, quel dolore ti farà crescere, si misurerà con la vita in maniera completa e apprezzandoti, ti sentirai apprezzat*.
Imparerai a ridere e a circondarti di persone che ti amano realmente. Tutto quel dolore ti ha dato una scorciatoia per espiarlo, per guardare la vita con occhi pieni e consapevoli. Riuscirai a leggere le situazioni con coscienza e con responsabilità. Sarai forte e non più invisibile. E per quanto la tua strada sarà tortuosa ti troverai ad affrontarla con coraggio. E quella paura, tornerà, ma saprai come affrontarla. Te lo garantisco.
Il tuo cuore si prenderà la vittoria.
Nel tempo tutto diventerà un ricordo e quel pensiero così innaturale e per te così logico che nutrivi con le tue angosce, ti sembrerà completamente folle e di quegli animali che ti ferivano ricorderai i nomi, le facce, i movimenti, ma li vedrai esattamente per come sono: un ammasso patetico di acqua inutile che nemmeno le nuvole vogliono.